Varie ricerche fanno emergere il ruolo positivo svolto da ambienti gradevoli e rapporti empatici anche negli ospedali. Le strutture sanitarie sono tra gli spazi più delicati e importanti della città. Ma non sono avulse dal più ampio contesto sociale, dove sembrano prevalere individualismo e disgregazione insieme a mancanza di senso civico e di rispetto del bene comune. Sono spazi dove tutti si sentono più fragili e bisognosi di attenzione. Eppure, dopo la grande evoluzione tecnico-scientifica della medicina, c’è bisogno ora più che mai della sua umanizzazione: degli spazi e delle relazioni.

A Bologna sta muovendo i suoi primi passi un progetto ampio che ha l’obiettivo di fare della città un caso pilota nella diffusione di esperienze virtuose sul tema dell’umanizzazione delle strutture sanitarie. Obiettivo condiviso da più voci che pensano che accanto all’eccellenza scientifica e tecnica di ospedali, ambulatori e di tutto il sistema, vada sviluppata in maniera strutturata una cultura della relazione, che modifichi i rapporti umani e gli spazi.

Per contribuire concretamente a sviluppare dinamiche di fiducia, gentilezza, disponibilità e attenzione è nato il progetto “Humane Cure”, coordinato dal Centro Antartide condiviso dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Bologna, che coinvolge i rappresentanti delle principali strutture sanitarie ma anche soggetti esterni nell’ideazione e nella diffusione di buona pratiche di umanizzazione. Il progetto ha l’obiettivo, a partire dalle esperienze positive in atto, di fare della gentilezza una delle bussole importanti delle politiche sanitarie che vengono promosse nelle città dell’Emilia-Romagna e in Italia. Gli spazi sanitari da luoghi di eccellenza tecnica devono diventare eccellenti anche sotto il profilo della gentilezza e della umanizzazione.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto “La città civile” nato con l’obiettivo di contribuire al rilancio del senso civico in una città che ne è stata capitale e che si è da poco allargato a una dimensione regionale.