Medici di domani, a scuola d’umanità

Medici di domani, a scuola d’umanità

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Quale giorno vorreste cancellare dalla vostra vita?», hanno chiesto ai malati di un ospedale londinese. Quello della diagnosi infausta, è stata la prima risposta. Un verdetto di tumore, per esempio, è una fucilata che piega le gambe. Ma la malattia non porta via emozioni e sentimenti: il medico può gettare un ponte tra l’imbarazzato silenzio del paziente e il benefico rumore dell’esistenza. Come dev’essere questo medico? «Deve capire la sofferenza», ripete da anni il grande oncologo Gianni Bonadonna. E qual è la prima cosa da fare? «Sostituire la parola paziente con la parola persona», dice Umberto Veronesi, il chirurgo che più di ogni altro ha legato il suo nome alla battaglia delle donne contro il cancro.

Giancarlo Schiavi Corriere della Sera 06/07/2015